mercoledì 19 novembre 2008

Dire Straits - Communiqué

Dire Straits | Communiqué | 1979 | Vertigo
Nati sull'epilogo degli anni Settanta, i Dire Straits sono stati un'anomalia musicale, uno svincolo alla consuetudine, perché non avevano nulla a che vedere con quanto stava accadendo intorno a loro. Tutto il carrozzone del progressive stava rallentando la sua corsa. Ormai era un genere che assomigliava sempre di più a un impero alla fine della decadenza. Per non parlare di alcuni casi come Yes o EL&P che dovevano fare i conti con un bilancio disastroso anche sotto l'aspetto economico.

Il punk, che al contrario nasceva con mezzi poveri e senza un sistema di valori collettivi, si trovava a urlare al mondo tutta la rabbia e e le incertezze del suo tempo, soffiando irrispettose raffiche di elettricità scarne e violente. In questa mappa dalle varie coordinate si affacciano i Dire Straits, capitanati dallo scozzese Mark Knopfler, con l'album omonimo del '78 e il successivo Communiqué: lati pressocché identici della stessa medaglia.

La loro eccezionalità si portava dietro un patrimonio di rock "quasi" tradizionale ma fortemente rivisitato, che univa rock'n'roll, folk song e alcune punte di country. In più ci sono debiti evidenti con gente di blues come Bob Dylan, Chet Atkins, J. J. Cale e Ry Cooder che legavano il loro repertorio alle influenze americane.

Le canzoni degli Straits hanno però una serie di caratteristiche che li distinguono. I fraseggi limpidi, le sonorità asciutte, i passaggi stretti tra il canto e gli intarsi chitarristici non possono essere comparati a niente di simile. Ma se quello che facevano non era un recupero canonico del rock, non si trattava neppure una reazione a quanto era in voga nella loro stagione.

Hanno semplicemente messo in piedi uno stile a parte. Che poi era lo stile Mark Knopfler, voce bassa e Fender sempre sotto mano. E i suoni puliti e schioccanti dell'inconfondibile Stratocaster hanno fatto storia. Dietro di lui ci sono la seconda chitarra del fratello David, il basso di John Illsley e la batteria di Pick Withers. Cambierà la formazione, ma la gerarchia in futuro sarà la stessa.

Il leader del gruppo infatti ha sempre posseduto una tecnica molto personale che inevitabilmente catalizzava tutta l'attenzione. Non per niente ascoltare oggi un disco di Knopfler da solista aggiunge poco o niente di nuovo al primo suono del gruppo. Il suo diteggio è un finger-picking eseguito su tre dita (con il pollice e le prime due dita della mano destra) con cui cercava di riprodurre la percussività del plettro.

Tra l'altro ha sempre usato preferibilmente i polpastrelli al posto delle unghie. Il che gli ha permesso di ottenere un timbro fisicamente unico e irriproducibile. Impossibile perciò non arrendersi a brani come Angel of Mercy o Follow me home, o lasciarsi cullare dalle morbide volute di Single-handed sailor oppure ancora alle pacate riflessioni della chitarra in Where do you think you're going? prima dell'impennata finale.

Anche se Communiqué non può contare sulla presa di una Sultans of swing che aveva glorificato il loro esordio, c'è una suadente Lady writer che da sola è più che sufficiente a rilanciare la puntata vincente della prima stagione . Il pubblico risponde molto bene al secondo album (3.000.000 milioni di copie vendute), ma incide solchi meno profondi nella memoria.

Anche i commenti che lo accompagnano sono meno entusiastici. A loro difesa va però detto che il 33 giri dimostra qualità e coerenza senza seguire manieristicamente la scia del primo Dire Straits. Anzi, Communiqué sembra la sua naturale e leale prosecuzione. (Fonte: La Stampa)
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